Spiaggia accessibile disabili: la vergognosa realtà dei Murazzi tra cani ammessi e persone escluse

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spiaggia accessibile disabili
Una nuova spiaggia per cani ai Murazzi di Venezia è inaccessibile alle persone in carrozzina. Un’altra occasione persa per garantire una vera spiaggia accessibile disabili in Italia.

Spiaggia accessibile disabili: ancora una volta si parla di diritti ma si dimentica l’accesso più basilare, quello al mare. In Italia si inaugura una spiaggia per cani, ma non si garantisce il diritto alla balneazione alle persone in carrozzina. Una spiaggia accessibile disabili dovrebbe essere la normalità, non l’eccezione.

La spiaggia “pet-friendly” che esclude le persone in carrozzina

In un’Italia che troppo spesso si riempie la bocca di parole come inclusione e diritti, capita ancora di leggere storie che sembrano uscite da un altro tempo. Come quella che arriva dal Lido di Venezia, dove è stata inaugurata la prima spiaggia libera del Comune dedicata ai cani, ma che è inaccessibile alle persone con disabilità. Una spiaggia per animali, ma non per chi vive ogni giorno la disabilità. Il punto è che quell’area si trova ai Murazzi, un tratto di litorale che, per conformazione, risulta impraticabile per chi si muove in carrozzina. E così, mentre gli amici a quattro zampe trovano spazio, chi ha una disabilità motoria rimane tagliato fuori. La parola chiave “spiaggia accessibile disabili” qui semplicemente non esiste, e dovrebbe invece guidare ogni scelta pubblica.

La denuncia di Annalisa Rosada

A sollevare la questione è Annalisa Rosada, ex campionessa della nazionale italiana di tiro con l’arco e oggi allenatrice. Vive a Pellestrina, frequenta spesso il Lido, e racconta con amarezza di non poter accedere al tratto di spiaggia dedicato ai cani con il suo cagnolino Leo, perché i Murazzi sono inaccessibili alle carrozzine. Una contraddizione che fa male. “Mi sento mortificata e umiliata”, ha dichiarato. “Ho girato il mondo con la nazionale, e qui non riesco neanche ad attraversare la strada per andare al mare”.

La frase colpisce come uno schiaffo. Non solo per il tono, ma per la verità che racconta. In Italia, una spiaggia per cani può essere progettata, allestita e resa operativa, ma non si riesce a garantire una spiaggia accessibile disabili. Come se il diritto di accedere al mare fosse un privilegio e non un diritto universale. Eppure l’accesso al mare, con una spiaggia accessibile disabili adeguata, dovrebbe essere garantito ovunque.

La risposta del Comune

Dal Comune si difendono specificando che si tratta di una spiaggia libera non attrezzata e che quindi non sono previsti servizi. Ma allora perché l’impegno e la progettazione per cani, con tanto di nuovi cestini, cartelli, delimitazioni e ordinanza, mentre per chi ha una disabilità non si è pensato a nulla? Non si tratta solo di scelte tecniche, ma culturali.

Se si vuole creare una spiaggia inclusiva, allora la spiaggia accessibile disabili deve essere il primo requisito. Una pedana, un passaggio, una sedia job: non servono grandi opere, ma volontà politica e sensibilità. Le buone pratiche per una spiaggia accessibile disabili esistono già e possono essere replicate ovunque.

Il paradosso dell’accesso in mare

L’ordinanza firmata dal Comune prevede che i cani possano fare il bagno nello specchio d’acqua antistante la spiaggia. Ma le persone in carrozzina non riescono nemmeno ad arrivarci. Qui non si tratta di mettere animali e persone in competizione, ma di rendersi conto del paradosso. Si è pensato a tutto per i cani, mentre si è dimenticato chi ogni giorno affronta barriere fisiche e mentali.

In un Paese normale, l’accessibilità non dovrebbe essere una voce da aggiungere in un secondo momento, ma il punto di partenza. Una spiaggia accessibile disabili non è un’opzione: è un obbligo morale e civile. E garantire una vera spiaggia accessibile disabili è anche un segno di civiltà.

Le difficoltà a Pellestrina

Annalisa racconta che anche a Pellestrina non esistono spiagge accessibili. È costretta a spostarsi fino al Lido per trovare una minima parvenza di inclusione. Ma anche lì, come si è visto, l’inclusione resta sulla carta. Troppe spiagge italiane continuano a essere inaccessibili. Troppe amministrazioni parlano di diritti senza conoscerli davvero. E intanto, la parola “spiaggia accessibile disabili” resta un miraggio in molte località. Un diritto negato, che dovrebbe invece essere riconosciuto in ogni luogo turistico.

Un problema di progettazione e mentalità

La questione va oltre il Lido e i Murazzi. Riguarda una mentalità diffusa: si progettano servizi, spazi, eventi, strutture pensando sempre e solo a chi cammina sulle proprie gambe. Chi ha esigenze diverse viene dimenticato, o peggio, visto come un problema.

Una spiaggia inclusiva è quella dove si tengono insieme tutti: anziani, persone con disabilità, famiglie con bambini, amici a quattro zampe. La progettazione universale dovrebbe essere la base di qualsiasi intervento. E invece siamo ancora qui, a dover lottare per una passerella in più, per un bagno accessibile, per una segnaletica chiara. È arrivato il momento di inserire il concetto di spiaggia accessibile disabili in ogni progetto urbano e turistico.

Cosa dice la normativa

La legge italiana prevede che le strutture pubbliche e gli spazi comuni debbano essere accessibili. Il D.P.R. 503/1996 stabilisce criteri e requisiti per rendere accessibili edifici, impianti e aree pubbliche. Inoltre, la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata anche dall’Italia, impone agli Stati di garantire il pieno godimento dei diritti, compreso l’accesso all’ambiente fisico. Una spiaggia accessibile disabili rientra perfettamente in questi diritti.

Chi nega la realizzazione di una spiaggia accessibile disabili sta violando non solo una legge nazionale, ma anche un impegno internazionale.

Cultura dell’accessibilità: un dovere collettivo

Parlare di accessibilità non è solo una questione tecnica, ma culturale. Significa riconoscere il diritto di tutte le persone a partecipare alla vita sociale, culturale e ricreativa del proprio territorio. Una spiaggia accessibile disabili non è un favore, ma un diritto.

I comuni dovrebbero lavorare in sinergia con associazioni, esperti e persone con disabilità per progettare spazi realmente inclusivi. Non serve molto: basta ascoltare. Bastava ascoltare Annalisa Rosada, prima di realizzare una spiaggia inaccessibile. Ascoltando chi vive queste barriere ogni giorno, si possono davvero costruire spiagge accessibili disabili.

Le soluzioni concrete esistono

Le soluzioni esistono. Pedane in legno, sedie da mare galleggianti, parcheggi riservati, bagni attrezzati. In molte località italiane, tutto questo è già realtà. La differenza la fanno le amministrazioni. Dove c’è sensibilità, le barriere cadono. Dove manca, restano intatte.

Una spiaggia accessibile disabili può essere anche libera, non serve sempre l’attrezzatura privata. Serve però un progetto, una visione, un rispetto reale dei diritti. Ogni nuova apertura dovrebbe prevedere una spiaggia accessibile disabili tra i requisiti minimi.

Il peso dell’opinione pubblica

Servono denunce, come quella di Annalisa. Serve che i giornali raccontino queste storie. Serve che la cittadinanza si indigni. Finché resteremo in silenzio di fronte a queste ingiustizie, nulla cambierà.

Una città è davvero civile solo quando chiunque può viverla a pieno. E allora che senso ha parlare di inclusione se poi si lascia una carrozzina al margine della strada? L’opinione pubblica deve pretendere che ogni litorale preveda almeno una spiaggia accessibile disabili funzionante e ben segnalata.

Il mare deve essere per tutti

Il mare è di tutti. Anche di chi ha una disabilità. Anche di chi si sposta in carrozzina. Anche di chi ha un cagnolino e vuole godersi un momento di pace. Ma non si può accettare che in Italia si inauguri una spiaggia per animali dimenticandosi delle persone.

Una spiaggia non è solo un luogo dove prendere il sole. È uno spazio di libertà, di benessere, di salute. Lasciare fuori qualcuno da tutto questo è ingiusto. Una spiaggia accessibile disabili è un simbolo di equità e giustizia.

La parola chiave “spiaggia accessibile disabili” deve entrare nel vocabolario di ogni Comune, di ogni assessore, di ogni cittadino. Non è più tempo di escludere, ma di includere. E il Lido di Venezia deve essere il punto di partenza per una riflessione più ampia: quella su che Paese vogliamo essere.

Un Paese dove anche le carrozzine arrivano fino al mare. Un Paese dove una spiaggia accessibile disabili sia l’orgoglio di ogni città.

 

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