FIPPS, le scelte sul Powerchair Hockey aumentano i dubbi: Andrea Piccillo si assuma la responsabilità politica

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FIPPS, le scelte sul Powerchair Hockey aumentano i dubbi: Andrea Piccillo si assuma la responsabilità politica
La comunicazione relativa al nuovo staff della Nazionale italiana di Powerchair Hockey mi porta inevitabilmente a tornare sulle considerazioni che avevo espresso pubblicamente lo scorso agosto, quando avevo criticato la decisione della FIPPS

La comunicazione relativa al nuovo staff della Nazionale italiana di Powerchair Hockey mi porta inevitabilmente a tornare sulle considerazioni che avevo espresso pubblicamente lo scorso agosto, quando avevo criticato la decisione della FIPPS di interrompere il percorso tecnico dopo una medaglia di bronzo conquistata ai Campionati Mondiali. A distanza di alcune settimane, e dopo aver seguito gli sviluppi successivi, le mie perplessità non sono diminuite, ma sono diventate ancora più profonde, perché oggi non stiamo più discutendo soltanto della conclusione di un ciclo sportivo, ma del metodo con cui la Federazione, sotto la presidenza di Andrea Piccillo, sta scegliendo di costruire quello successivo.

Ritengo sia arrivato il momento di rivolgere la critica direttamente al presidente federale, senza nascondermi dietro formule generiche e senza trasformare una questione politica e sportiva in un attacco personale. Andrea Piccillo è il presidente della FIPPS e, proprio per questo ruolo, porta insieme al Consiglio Federale la responsabilità delle scelte che determinano la direzione del movimento. Quando una Federazione decide di interrompere un percorso che ha appena portato la propria Nazionale sul podio mondiale, apre una selezione per costruire un nuovo staff e affida la guida tecnica a una figura che ricopre contemporaneamente un ruolo di vertice federale, credo sia assolutamente legittimo pretendere spiegazioni dettagliate, criteri comprensibili e una trasparenza che non possa limitarsi alla pubblicazione di un comunicato.

Andrea Piccillo aveva davanti una Nazionale terza al mondo

Per comprendere fino in fondo la mia critica bisogna tornare al punto dal quale tutto è iniziato, perché la decisione di cambiare percorso non è arrivata dopo un fallimento sportivo, una retrocessione o una competizione internazionale disastrosa, ma dopo un Campionato del Mondo concluso dall’Italia con una medaglia di bronzo.

È stata la stessa FIPPS a definire quel risultato di grande prestigio e a riconoscere pubblicamente il lavoro svolto dagli atleti e dallo staff. Ancora più significativo è il fatto che la Federazione abbia ammesso che la preparazione verso il Mondiale 2026 fosse stata condizionata dalle limitazioni economiche, che avevano ridotto le opportunità di allenamento e il numero dei raduni disponibili alla Nazionale.

Questo elemento, secondo me, rende ancora più difficile comprendere la decisione assunta dalla presidenza. Se uno staff riesce a portare l’Italia al terzo posto mondiale pur lavorando con possibilità di preparazione limitate, la prima responsabilità di una Federazione dovrebbe essere quella di chiedersi quali risultati quello stesso gruppo avrebbe potuto raggiungere disponendo di maggiori risorse, più raduni e condizioni di lavoro migliori.

La scelta compiuta dalla FIPPS è stata invece quella di interrompere quel percorso e aprirne uno nuovo. Era certamente una decisione che rientrava nelle competenze della Federazione, ma continuo a sostenere che avere il potere di prendere una decisione non significhi essere automaticamente esonerati dal dovere di motivarla davanti al movimento.

È proprio su questo punto che considero insufficiente la gestione del presidente Andrea Piccillo, perché ancora oggi faccio fatica a individuare una spiegazione sportiva sufficientemente approfondita che permetta di comprendere perché un percorso capace di produrre un bronzo mondiale dovesse essere interrotto anziché rafforzato.

La Federazione ha parlato di trasparenza, adesso deve dimostrarla

Quando ha annunciato l’avvio del nuovo percorso, la FIPPS ha utilizzato parole molto precise, dichiarando di voler costruire la nuova fase attraverso trasparenza, partecipazione, condivisione e valorizzazione delle competenze presenti nel movimento. Sono principi che condivido completamente, ma proprio per questo credo che debbano essere misurati attraverso i fatti e non semplicemente attraverso le dichiarazioni.

La Federazione ha successivamente aperto le candidature per il ruolo di Commissario Tecnico, Team Manager e meccanico, richiedendo ai candidati alla guida tecnica anche un progetto programmatico per il quadriennio successivo, nel quale affrontare lo stato della Nazionale, gli obiettivi sportivi, la metodologia di lavoro, la filosofia tecnico-tattica e i criteri di selezione e valorizzazione degli atleti.

Già nel mio precedente articolo avevo sollevato una questione che oggi considero ancora più attuale: se la FIPPS aveva deciso di interrompere un progetto capace di portare l’Italia sul podio mondiale, quale progetto federale aveva già predisposto per sostituirlo?

Una Federazione nazionale dovrebbe avere una propria visione prima ancora di scegliere il Commissario Tecnico, perché dovrebbe essere la Federazione a stabilire dove vuole portare il movimento, quali risultati vuole raggiungere, quale rapporto vuole costruire con le società e quali risorse intende mettere a disposizione della Nazionale. Il tecnico dovrebbe successivamente essere scelto anche sulla base della capacità di interpretare e sviluppare quella strategia.

Quando invece si chiude un ciclo vincente e successivamente si chiede ai candidati di presentare la propria idea per il quadriennio, continuo a domandarmi quale fosse, prima della selezione, la visione strategica della presidenza federale.

Ed è una domanda che rivolgo direttamente ad Andrea Piccillo.

La scelta di Fabio Merlino impone una trasparenza ancora maggiore

La composizione del nuovo percorso rende questa esigenza di chiarezza ancora più importante, perché Fabio Merlino non è una figura esterna agli organi federali, ma ricopre il ruolo di vicepresidente della FIPPS.

Voglio evitare qualsiasi equivoco, perché la mia critica deve essere dura ma anche corretta: non sto affermando che la scelta sia irregolare e non sto sostenendo che il risultato della selezione fosse già deciso. Non dispongo di elementi che permettano di formulare accuse di questo tipo e non intendo trasformare un dubbio politico in un’affermazione presentata come un fatto.

Proprio perché Fabio Merlino ricopre contemporaneamente un ruolo di vertice nella Federazione, ritengo però che spettasse innanzitutto al presidente Andrea Piccillo garantire un livello di trasparenza ancora superiore rispetto a quello normalmente richiesto.

Il movimento dovrebbe poter conoscere non informazioni riservate sui singoli candidati, ma almeno il metodo utilizzato per la valutazione, i criteri applicati, il percorso decisionale seguito e le ragioni tecniche per le quali il progetto individuato sia stato considerato quello maggiormente adatto alla Nazionale.

Non considero sufficiente affermare che le candidature sono state valutate sulla base dell’esperienza, delle competenze e della qualità, sostenibilità e coerenza del progetto presentato, perché questi rappresentano criteri generali. Dopo aver scelto una figura che appartiene ai vertici federali, credo sarebbe stato opportuno spiegare con ancora maggiore precisione come quei criteri siano stati applicati.

La trasparenza non serve soltanto a dimostrare che una procedura è formalmente corretta, ma anche a evitare che possano nascere dubbi nel movimento. Proprio per questo considero responsabilità del presidente federale creare le condizioni affinché una decisione così importante risulti comprensibile anche a chi non la condivide.

Il problema, per me, è il metodo di gestione della presidenza Piccillo

Nel mio articolo precedente avevo scelto volutamente di non indicare il presidente per nome, perché volevo concentrare la riflessione sul ruolo istituzionale e non sulla persona. Oggi ritengo invece corretto essere più esplicito: la mia critica riguarda il modo in cui Andrea Piccillo sta interpretando la presidenza della FIPPS.

Faccio parte di questa Federazione come tesserato dalla fine del 2019 e negli anni ho maturato la convinzione che al Powerchair Sport italiano serva una leadership maggiormente riconoscibile sul piano della progettazione sportiva, del confronto con le società e della capacità di spiegare le proprie decisioni.

Non è sufficiente, a mio giudizio, essere presenti nelle occasioni istituzionali, comunicare i risultati o amministrare correttamente l’attività federale. Un presidente deve soprattutto indicare una direzione, assumersi la responsabilità politica delle decisioni e riuscire a far comprendere alle società quale sia il progetto che tiene insieme le diverse scelte.

È proprio questa direzione che continuo a fare fatica a riconoscere.

La chiusura del precedente ciclo della Nazionale ne rappresenta per me un esempio evidente, perché si è deciso di interrompere un percorso dopo un bronzo mondiale, pur riconoscendo pubblicamente che quello stesso percorso era stato condizionato dalle limitazioni economiche. Successivamente è stata aperta una procedura di selezione e oggi si costruisce una nuova fase che dovrà dimostrare con i risultati se la decisione sia stata corretta.

Andrea Piccillo ha scelto questa strada insieme al suo Consiglio Federale e sarà quindi inevitabile valutarne politicamente gli effetti.

Una Federazione non può parlare di uguaglianza ignorando il peso del denaro

Esiste però una questione ancora più importante delle singole nomine e che, a mio giudizio, rappresenta uno dei problemi più seri del Powerchair Hockey italiano: il peso delle disponibilità economiche.

È significativo che sia stata la stessa FIPPS ad ammettere pubblicamente che le limitazioni economiche hanno ridotto le opportunità di allenamento e il numero dei raduni della Nazionale prima del Mondiale. Se persino la rappresentativa nazionale deve confrontarsi con questo problema, possiamo immaginare quanto esso sia ancora più pesante per le singole società.

Chi gestisce una squadra di Powerchair Hockey conosce perfettamente la realtà. Per praticare questa disciplina servono carrozzine sportive estremamente costose, manutenzione, batterie, ricambi, mezzi accessibili, accompagnatori, trasferte, alberghi e strutture adeguate, oltre a un’organizzazione che richiede un impegno enorme da parte delle associazioni e delle famiglie.

In questo sistema non tutte le società partono dalle stesse condizioni, perché esistono realtà che dispongono di sponsor importanti, strutture organizzative consolidate e possibilità economiche significative, mentre altre devono affrontare enormi sacrifici semplicemente per riuscire a disputare regolarmente il campionato.

La responsabilità della Federazione dovrebbe essere quella di ridurre progressivamente questa distanza.

Se invece accettiamo che la disponibilità economica determini la qualità dell’attrezzatura, la quantità delle occasioni di allenamento, la possibilità di effettuare trasferte e, indirettamente, le opportunità di crescita degli atleti, allora dobbiamo avere il coraggio di ammettere che anche nello sport delle persone con disabilità rischia di essere premiato chi ha più soldi.

Questa, per me, è una contraddizione enorme.

Andrea Piccillo dovrebbe spiegare quale politica intende adottare per ridurre queste differenze

Non attribuisco ad Andrea Piccillo la responsabilità di aver creato da solo un problema economico che appartiene strutturalmente a una disciplina costosa come il Powerchair Hockey, ma attribuisco alla sua presidenza la responsabilità di indicare quali strumenti la Federazione intenda utilizzare per affrontarlo.

Su questo vorrei vedere una progettazione concreta.

Vorrei sapere come la FIPPS intenda sostenere le società economicamente più fragili, come voglia favorire l’accesso alle carrozzine sportive, come intenda sviluppare nuove realtà territoriali e quali strategie abbia previsto per evitare che le differenze di budget diventino progressivamente differenze sportive.

Non basta continuare a utilizzare parole come inclusione, uguaglianza e crescita del movimento se poi non costruiamo le condizioni economiche affinché quei principi possano realmente esistere.

Lo sport paralimpico dovrebbe essere il luogo nel quale una persona possa esprimere il proprio talento indipendentemente dalla propria condizione economica e dalla forza finanziaria della società nella quale gioca. Se invece un atleta dispone di opportunità completamente differenti semplicemente perché appartiene a una realtà capace di investire molto più delle altre, la Federazione deve interrogarsi seriamente sul proprio ruolo.

La mia affermazione secondo cui nello sport per persone con disabilità rischia di vincere chi ha più soldi riguarda precisamente questo problema strutturale e non costituisce un’accusa secondo cui le nomine della Nazionale sarebbero state determinate economicamente. Sarebbe scorretto sostenere qualcosa per cui non esistono prove, ma sarebbe altrettanto sbagliato fingere che le profonde differenze economiche presenti nel movimento non abbiano conseguenze sportive.

Le società non possono essere considerate soltanto la base dalla quale prendere gli atleti

La presidenza Piccillo dovrebbe inoltre interrogarsi, secondo me, sul rapporto tra Federazione e società, perché senza le associazioni territoriali non esisterebbe alcun movimento nazionale.

Sono le società a trovare gli atleti, organizzare gli allenamenti, cercare palestre accessibili, sostenere le famiglie, trovare sponsor, organizzare i viaggi e affrontare ogni settimana una quantità enorme di problemi pratici. La Nazionale rappresenta il vertice di questa struttura, ma non può diventare l’unico elemento attraverso il quale misurare la salute del Powerchair Hockey italiano.

Una Federazione forte dovrebbe essere riconosciuta dalle proprie società come un alleato quotidiano, non semplicemente come l’organismo che stabilisce regolamenti, calendari e convocazioni.

Proprio per questo considero fondamentale che Andrea Piccillo utilizzi questo nuovo quadriennio per dimostrare attraverso fatti concreti che le parole partecipazione e condivisione non sono formule da inserire nei comunicati, ma un metodo attraverso il quale governare realmente la Federazione.

La mia è una critica politica e sportiva, non personale

Non ho alcun interesse ad attaccare Andrea Piccillo sul piano personale e non metto in discussione il diritto della maggioranza federale di sostenere la sua presidenza. Nel marzo 2025 l’Assemblea lo ha riconfermato presidente e quella decisione deve naturalmente essere rispettata.

Proprio perché è il presidente legittimamente eletto della FIPPS, però, è a lui che rivolgo queste domande.

Essere presidente significa assumersi anche il peso delle critiche quando le decisioni non convincono una parte del movimento, perché non si può rivendicare la responsabilità dei risultati positivi e considerare invece le scelte contestate come decisioni impersonali della Federazione.

La decisione di interrompere il precedente ciclo tecnico appartiene alla gestione federale guidata da Andrea Piccillo. Il nuovo percorso appartiene alla stessa gestione. Le modalità attraverso le quali la FIPPS sosterrà le società e affronterà le disuguaglianze economiche dipenderanno dalle scelte politiche di questa presidenza.

Per questo considero corretto dire chiaramente che non condivido il metodo con il quale Andrea Piccillo sta guidando questa fase del Powerchair Hockey italiano e che, alla luce di quanto accaduto, mi aspetto dalla sua presidenza molta più trasparenza, molta più progettualità e soprattutto una maggiore capacità di spiegare le decisioni al movimento.

Adesso non bastano più le parole, saranno i fatti a giudicare questo nuovo percorso

Al nuovo staff della Nazionale italiana auguro sinceramente di raggiungere risultati straordinari, perché la maglia azzurra appartiene a tutto il movimento e non può diventare il terreno sul quale trasferire le divergenze sulla gestione federale. Proprio perché voglio vedere l’Italia vincere, però, considero legittimo continuare a chiedere se fosse davvero necessario interrompere un percorso che aveva appena conquistato il terzo posto mondiale e se il nuovo progetto riuscirà a produrre risultati ancora migliori.

Da questo momento saranno i fatti a fornire le risposte che oggi ancora mancano.

Saranno i risultati internazionali, la crescita delle società, il numero di nuovi atleti, la capacità di sostenere economicamente le realtà più fragili, la qualità del rapporto tra Federazione e territorio e la reale trasparenza delle decisioni a permetterci di valutare il lavoro della presidenza.

Personalmente continuerò a farlo con la libertà che ritengo debba appartenere a qualsiasi tesserato, perché essere parte di una Federazione non significa rinunciare al diritto di criticarne le decisioni, ma significa anche pretendere che chi la guida risponda delle proprie scelte.

Ad Andrea Piccillo, presidente della FIPPS, rivolgo quindi una richiesta molto semplice: spieghi fino in fondo al movimento perché fosse necessario interrompere un percorso che aveva portato l’Italia sul podio mondiale, renda il più trasparente possibile il processo che ha determinato la nuova guida tecnica e presenti finalmente una strategia concreta attraverso la quale ridurre le differenze economiche tra le società.

Perché il Powerchair Hockey italiano non ha bisogno soltanto di un nuovo staff della Nazionale, ma di una Federazione capace di dimostrare attraverso le proprie decisioni che ogni società e ogni atleta possono avere una possibilità reale di crescere indipendentemente dalle risorse economiche di cui dispongono.

Se questo non accadrà, continueremo a parlare di uguaglianza mentre sul campo le condizioni di partenza saranno profondamente diverse, e continueremo a chiamare inclusivo uno sport nel quale troppo spesso la disponibilità economica rischia di determinare quali opportunità ciascuno possa permettersi.

È questo, oggi, il punto sul quale giudico più severamente la presidenza di Andrea Piccillo: non chiedo dichiarazioni più convincenti, ma una politica federale capace di dimostrare concretamente che nel Powerchair Hockey italiano il talento, il lavoro e i risultati possono contare più del denaro.

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