Due pesi e due misure nella FIPPS: il valore dei risultati e la necessità di una valutazione equa tra Hockey e Football

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Due pesi e due misure nella FIPPS: il valore dei risultati e la necessità di una valutazione equa tra Hockey e Football

Nel mondo dello sport, ogni risultato rappresenta il punto di arrivo di un percorso costruito attraverso sacrifici, preparazione, impegno e responsabilità, ma quando si parla di competizioni internazionali e di Nazionali che rappresentano il nostro Paese, diventa altrettanto importante comprendere quali criteri vengano utilizzati per valutare il lavoro svolto e le decisioni che ne conseguono.

In qualità di presidente dei Tigers Bolzano ASD APS, società impegnata nel Campionato Italiano di Powerchair Hockey, seguo con attenzione le attività della Federazione Italiana Paralimpica Powerchair Sport (FIPPS), riconoscendone il ruolo fondamentale nella promozione e nello sviluppo delle discipline sportive praticate in carrozzina elettrica.

Proprio per il rispetto che nutro nei confronti della Federazione, delle società affiliate e soprattutto degli atleti, ritengo opportuno condividere una riflessione su una questione che, a mio avviso, merita maggiore chiarezza: la differenza di valutazione che sembra emergere tra i risultati internazionali ottenuti nel Powerchair Hockey e quelli conseguiti nel Powerchair Football.

Il confronto nasce da due situazioni precise: da una parte il terzo posto mondiale della Nazionale italiana di Powerchair Hockey, al quale è seguito l’esonero dello staff tecnico, dall’altra il quinto posto mondiale della Nazionale di Powerchair Football, accompagnato da una comunicazione federale particolarmente positiva e celebrativa.

Due discipline appartenenti alla stessa Federazione, due risultati differenti e due approcci che, almeno dal punto di vista di chi osserva il movimento sportivo, sembrano evidenziare una differenza di trattamento sulla quale ritengo legittimo interrogarsi.

Due pesi e due misure nella FIPPS: una riflessione che nasce dal rispetto per lo sport

Desidero chiarire fin dall’inizio che questa riflessione non vuole rappresentare un attacco nei confronti della Federazione, né tantomeno una critica personale agli allenatori o agli atleti della Nazionale italiana di Powerchair Football, il cui impegno merita lo stesso rispetto che riconosco a ogni persona che rappresenta l’Italia in una competizione internazionale.

Il mio intervento nasce piuttosto dalla convinzione che una Federazione chiamata a rappresentare due discipline debba garantire criteri di valutazione trasparenti, comprensibili e coerenti, pur nel rispetto delle caratteristiche e delle differenti realtà sportive.

Essere presidente di una società significa assumersi quotidianamente delle responsabilità, prendere decisioni che non sempre trovano il consenso di tutti e confrontarsi con difficoltà organizzative, economiche e sportive che richiedono equilibrio e capacità di valutazione.

Proprio questa esperienza mi porta a ritenere che le decisioni tecniche debbano essere rispettate, ma anche spiegate quando possono generare interrogativi all’interno del movimento.

Non si tratta di pretendere che ogni risultato venga giudicato esclusivamente sulla base del piazzamento finale, perché sappiamo bene che esistono obiettivi, programmazioni e condizioni differenti, ma di comprendere quali elementi abbiano portato a decisioni così diverse.

Il terzo posto mondiale nel Powerchair Hockey e la decisione di esonerare lo staff tecnico

Conquistare un terzo posto in un Campionato del Mondo significa raggiungere il podio internazionale, confrontandosi con rappresentative di alto livello e dimostrando capacità tecniche, preparazione e competitività.

Nel Powerchair Hockey, questo risultato è stato seguito dall’esonero dello staff tecnico della Nazionale italiana, una decisione che rientra nelle competenze degli organi federali e che può essere stata determinata da valutazioni più ampie rispetto al semplice risultato sportivo.

Non conoscendo necessariamente tutti gli elementi interni che hanno portato a quella scelta, non ritengo corretto esprimere giudizi sulle singole persone coinvolte o sulle motivazioni che potrebbero aver determinato la conclusione del percorso tecnico.

Rimane però un dato sul quale considero importante riflettere: un piazzamento sul podio mondiale non è stato sufficiente a garantire la continuità dello staff tecnico.

Questo significa che, almeno in quella circostanza, la valutazione federale ha portato a una decisione significativa nonostante un risultato che, osservato esclusivamente dal punto di vista della classifica, rappresenta un traguardo importante.

È una scelta che può avere motivazioni legittime, ma che rende ancora più necessario comprendere come vengano valutati i risultati delle altre Nazionali appartenenti alla stessa Federazione.

Il quinto posto mondiale nel Powerchair Football e la comunicazione federale

Recentemente, attraverso i propri canali di comunicazione, la FIPPS ha pubblicato un messaggio dedicato al ritorno del Campionato Italiano di Powerchair Football, richiamando le grandi emozioni vissute durante il Mondiale e sottolineando con entusiasmo la ripresa dell’attività sportiva nazionale.

Ritengo assolutamente corretto valorizzare l’impegno degli atleti, promuovere il campionato e mantenere alta l’attenzione verso una disciplina che, come il Powerchair Hockey, necessita di visibilità e sostegno.

Tuttavia, dopo un quinto posto mondiale, credo sia altrettanto importante accompagnare la comunicazione positiva con una riflessione sul risultato ottenuto, sugli obiettivi iniziali e sulle prospettive tecniche future.

Leggendo determinati messaggi, infatti, si potrebbe avere l’impressione che il piazzamento raggiunto rappresenti un successo pienamente soddisfacente, mentre nel caso del Powerchair Hockey un risultato numericamente migliore, come il terzo posto, è stato seguito da un cambiamento dello staff tecnico.

Naturalmente non sarebbe corretto affermare che un quinto posto rappresenti necessariamente un insuccesso, perché il valore di un risultato dipende anche dal livello della competizione, dalle aspettative iniziali e dal percorso di crescita di una squadra.

Allo stesso tempo, però, non dovrebbe essere considerato irragionevole chiedere quale valutazione sia stata effettuata al termine del Mondiale di Powerchair Football e se gli obiettivi programmati siano stati effettivamente raggiunti.

La questione non è stabilire quale Nazionale meriti maggiori riconoscimenti, ma comprendere perché due risultati internazionali vengano apparentemente affrontati con criteri differenti.

Una Federazione, due discipline e la necessità di criteri coerenti

La FIPPS rappresenta sia il Powerchair Hockey sia il Powerchair Football, due discipline che presentano caratteristiche tecniche differenti, ma che condividono il valore dello sport paralimpico, la centralità degli atleti e la necessità di costruire un movimento sempre più organizzato e competitivo.

Proprio per questo ritengo che la coerenza nelle decisioni debba rappresentare un principio fondamentale dell’attività federale, non perché ogni situazione debba produrre automaticamente le stesse conseguenze, ma perché le differenze di trattamento dovrebbero trovare una spiegazione nelle rispettive valutazioni tecniche.

Se nel Powerchair Hockey un terzo posto mondiale è stato seguito dall’esonero dello staff tecnico, sarebbe opportuno comprendere quali criteri abbiano portato a quella decisione e quali siano stati invece utilizzati per valutare il quinto posto mondiale del Powerchair Football.

Non sto chiedendo l’esonero dello staff tecnico del Football, perché una decisione di questo genere deve derivare da un’analisi approfondita e non da un semplice confronto tra piazzamenti, ma ritengo che il movimento sportivo abbia diritto a conoscere le ragioni delle scelte federali.

La differenza tra le due situazioni, in assenza di spiegazioni chiare, rischia infatti di alimentare la percezione che all’interno della stessa Federazione possano esistere due pesi e due misure, una percezione che sarebbe nell’interesse di tutti chiarire attraverso un confronto costruttivo.

Una Federazione autorevole non si misura soltanto dalla capacità di organizzare competizioni e promuovere le proprie discipline, ma anche dalla disponibilità a spiegare le decisioni assunte e ad ascoltare le osservazioni provenienti dalle società affiliate.

Il ruolo delle società sportive e il diritto a un confronto costruttivo

Chi presiede una società sportiva conosce il lavoro necessario per garantire la continuità delle attività, soprattutto quando si tratta di discipline che richiedono attrezzature specifiche, strutture accessibili, risorse economiche e un’organizzazione particolarmente complessa.

Come presidente dei Tigers Bolzano ASD APS, ho sempre considerato fondamentale il rapporto tra società e Federazione, perché senza una collaborazione concreta diventa difficile costruire un percorso di crescita che coinvolga gli atleti, le famiglie, gli allenatori e tutte le persone che contribuiscono quotidianamente alla vita delle associazioni.

Il nostro compito non dovrebbe limitarsi a partecipare ai campionati e rispettare le disposizioni federali, ma comprendere anche la possibilità di contribuire al miglioramento del movimento attraverso osservazioni, proposte e, quando necessario, critiche formulate con rispetto.

Ritengo infatti che il confronto istituzionale rappresenti una risorsa e non un problema, soprattutto quando riguarda questioni che possono incidere sulla fiducia delle società e sulla percezione di equità delle decisioni.

Non credo che esprimere perplessità su una scelta federale significhi mettere in discussione l’autorità di chi è chiamato a decidere, perché il rispetto dei ruoli istituzionali può e deve convivere con la libertà di esprimere opinioni motivate.

Al contrario, sono convinto che una Federazione capace di dialogare con le proprie società possa rafforzare il senso di appartenenza e costruire rapporti basati sulla fiducia reciproca.

Il rispetto degli atleti deve rimanere al centro di ogni valutazione

In questa riflessione desidero riservare un’attenzione particolare agli atleti delle due Nazionali, perché sarebbe profondamente sbagliato trasformare una questione relativa alle decisioni federali in un confronto sul valore delle persone.

Ogni atleta che rappresenta l’Italia in una competizione mondiale affronta un percorso impegnativo, fatto di allenamenti, sacrifici personali e responsabilità, portando con sé non soltanto la propria ambizione sportiva, ma anche il lavoro delle società nelle quali è cresciuto.

Il terzo posto del Powerchair Hockey merita rispetto, così come lo merita il quinto posto del Powerchair Football, indipendentemente dalle considerazioni che possono essere espresse sulla gestione tecnica e sulla programmazione federale.

La valutazione del lavoro di uno staff tecnico appartiene a un piano diverso rispetto al riconoscimento dell’impegno degli atleti, ed è proprio mantenendo questa distinzione che ritengo possibile affrontare l’argomento con serietà.

Celebrare la partecipazione a un Mondiale è legittimo, così come è legittimo riconoscere il valore umano e sportivo di chi vi ha preso parte, ma tutto questo non dovrebbe impedire una valutazione oggettiva del percorso compiuto.

La crescita di una disciplina passa anche dalla capacità di analizzare le difficoltà, individuare gli aspetti migliorabili e definire obiettivi concreti per il futuro, senza che questo venga interpretato come una mancanza di riconoscenza nei confronti degli atleti.

La trasparenza nelle decisioni rafforza la credibilità della FIPPS

Ogni organizzazione sportiva deve affrontare decisioni complesse, alcune delle quali possono essere comprese soltanto conoscendo elementi tecnici e organizzativi che non sempre vengono resi pubblici.

Per questo motivo non ritengo corretto formulare accuse o attribuire intenzioni a chi ricopre incarichi federali, ma considero altrettanto importante evidenziare che una maggiore trasparenza potrebbe contribuire a evitare interpretazioni e incomprensioni.

Nel caso specifico, sarebbe utile conoscere quali obiettivi fossero stati assegnati alle due Nazionali, quali valutazioni siano state effettuate al termine delle rispettive competizioni mondiali e quali criteri abbiano orientato le decisioni riguardanti la continuità degli staff tecnici.

Non è necessario che le conclusioni siano identiche, perché ogni disciplina ha esigenze e prospettive differenti, ma sarebbe auspicabile che il metodo di valutazione fosse riconoscibile e coerente.

Quando una decisione viene spiegata, anche chi non la condivide può comprenderne le motivazioni e rispettarne il percorso, mentre quando le ragioni non sono sufficientemente chiare possono nascere dubbi che rischiano di compromettere il rapporto di fiducia tra le diverse componenti del movimento.

La credibilità federale si costruisce anche attraverso questa capacità di comunicazione, che dovrebbe accompagnare non soltanto i successi sportivi, ma anche le scelte più difficili.

Due pesi e due misure nella FIPPS: una domanda legittima che merita chiarezza

La mia riflessione vuole concludersi con un invito al confronto, perché sono convinto che il futuro del Powerchair Hockey e del Powerchair Football debba essere costruito attraverso collaborazione, rispetto reciproco e una visione comune dello sport.

Non ho alcun interesse a creare contrapposizioni tra discipline che condividono la stessa Federazione, né ritengo utile alimentare polemiche che possano distogliere l’attenzione dal lavoro quotidiano delle società e degli atleti.

Allo stesso tempo, però, credo che il ruolo di presidente di un’associazione sportiva comporti anche la responsabilità di esprimere osservazioni quando emergono situazioni che possono apparire poco coerenti.

Un terzo posto mondiale nel Powerchair Hockey è stato seguito dall’esonero dello staff tecnico, mentre un quinto posto mondiale nel Powerchair Football viene accompagnato da una comunicazione particolarmente celebrativa: quali criteri hanno determinato questa differenza di approccio?

È questa la domanda che desidero rivolgere alla Federazione, senza chiedere provvedimenti nei confronti di qualcuno e senza mettere in discussione il valore sportivo degli atleti.

Il mio auspicio è che la FIPPS possa chiarire le ragioni delle rispettive valutazioni, dimostrando che entrambe le discipline vengono considerate con la stessa attenzione e che ogni decisione risponde a criteri tecnici e organizzativi ben definiti.

Da presidente dei Tigers Bolzano ASD APS continuerò a sostenere il nostro movimento, a rispettare le istituzioni sportive e a lavorare per garantire ai nostri atleti le migliori opportunità possibili, mantenendo però la convinzione che il dialogo e la possibilità di esprimere osservazioni rappresentino elementi indispensabili per una crescita condivisa.

Il rispetto per la Federazione non esclude il diritto di chiedere chiarimenti, così come il riconoscimento dell’impegno degli atleti non impedisce di valutare criticamente le scelte tecniche.

Perché una Federazione che rappresenta due discipline può certamente assumere decisioni differenti, ma dovrebbe sempre essere in grado di spiegare perché lo fa, evitando che all’interno del proprio movimento si consolidi la percezione di due pesi e due misure.

Ed è proprio questa chiarezza che, nel rispetto dei ruoli e delle responsabilità di ciascuno, ritengo importante chiedere.

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