Ricominciare a correre non è mai semplice, soprattutto quando lo si fa spingendo una carrozzina. Per molti correre significa usare le gambe e lasciarsi trasportare dal ritmo del passo. Per me correre è un’altra cosa: è sentire le braccia che lavorano senza sosta, le spalle che spingono, le mani che stringono saldamente le ruote per dare ogni volta la giusta potenza. Non posso negare che, rispetto a quando correvo più spesso, adesso due allenamenti a settimana mi sembrano pochi. Ma è quello che il mio corpo può sostenere in questo momento, ed è comunque abbastanza per continuare a sentirmi vivo, in movimento, con un obiettivo davanti.
Spingere una carrozzina mentre corro richiede una forza che va oltre i muscoli. C’è la tecnica, c’è la resistenza, c’è la concentrazione. Ogni piccolo errore può costarmi energia preziosa, e ogni metro guadagnato è frutto di un gesto preciso e controllato.
Il significato di correre per me
Correre per me è sinonimo di libertà. Non è un semplice allenamento, è la sensazione di avanzare, di conquistare spazio, di sfidare i limiti. Quando corro spingendo la carrozzina, non penso a quello che non posso fare: penso a quello che sto facendo. Ogni spinta è un’affermazione di indipendenza, ogni chilometro è una vittoria personale.
Il mio correre è diverso, e lo so. Non c’è il movimento ritmico delle gambe, ma c’è il continuo lavoro delle braccia. Eppure, la fatica, la determinazione, la soddisfazione sono le stesse di chi corre a piedi. Forse, in certi momenti, sono persino maggiori.
Le prime difficoltà nel ricominciare a correre
Dopo una pausa, tornare ad allenarsi è sempre complicato. All’inizio senti il corpo più rigido, le spalle meno elastiche, le mani meno pronte. Quando ho ripreso a correre due volte a settimana, ho dovuto affrontare proprio questo: la consapevolezza che la condizione di un tempo non c’era più.
Un tempo potevo spingere per dieci o quindici chilometri senza grandi problemi. Ora ogni sessione è una battaglia di resistenza. Non lo vivo come una sconfitta, ma come una nuova sfida. Ho imparato a guardare ogni allenamento non come una prestazione da confrontare con il passato, ma come un passo in avanti verso il miglioramento attuale.
La tecnica di corsa in carrozzina
Correre in carrozzina non significa semplicemente spingere più forte possibile. C’è una tecnica da seguire. La postura deve essere corretta: il busto leggermente inclinato in avanti per aumentare la spinta, le spalle rilassate ma pronte, le mani che afferrano le ruote nel punto giusto per dare la massima potenza senza perdere velocità.
Quando corro su strada, devo costantemente adattarmi al terreno. Una buca, un dislivello, persino una foglia bagnata possono diventare un ostacolo. Per questo devo mantenere sempre un’attenzione altissima. Nei tratti in salita, il lavoro sulle braccia diventa ancora più intenso: bisogna dosare la forza per non bruciarsi subito e arrivare in cima con abbastanza energia per proseguire.
La preparazione prima di ogni allenamento
Correre in carrozzina richiede una preparazione che va oltre quella fisica. Ogni volta, prima di uscire, faccio un controllo completo del mezzo. faccio gonfiare le ruote alla pressione giusta, faccio verificare che i cuscinetti siano puliti e ben lubrificati, che non ci siano parti allentate. Una ruota che gira male o una pressione sbagliata possono compromettere l’allenamento.
Anche la scelta del percorso è fondamentale. Devo sapere dove posso spingere di più e dove, invece, devo essere più prudente. Evito strade troppo trafficate e cerco tratti che mi permettano di concentrarmi sulla spinta senza preoccuparmi troppo della sicurezza.
La parte mentale nel correre
Correre in carrozzina non è solo uno sforzo fisico, ma soprattutto mentale. Quando hai soltanto due allenamenti a settimana, non puoi sprecarli. Ogni uscita deve essere fatta bene, con concentrazione e determinazione.
Ci sono giorni in cui mi sento stanco ancora prima di partire. È lì che entra in gioco la forza mentale: la capacità di dirsi “esco lo stesso, anche se non ne ho voglia”. E ogni volta che vinco questa battaglia con me stesso, so di aver già conquistato metà della corsa.
La libertà che mi dà la corsa
Molti si chiedono perché continui a fare uno sport così impegnativo. La risposta è che correre, per me, è libertà. È il momento in cui mi sento padrone di quello che faccio, in cui il mondo si riduce a me, alla carrozzina e alla strada davanti. Correre è anche dimostrare che, nonostante le difficoltà, si può continuare a spingersi oltre.
La pazienza come chiave
Quando si ricomincia a correre, la pazienza è fondamentale. Non si può pretendere di tornare subito ai tempi e alle distanze di un tempo. Ho dovuto imparare a rispettare il mio corpo, a non forzare troppo nei primi allenamenti. Correre in carrozzina richiede un ascolto costante delle proprie sensazioni, perché il rischio di sovraccaricare braccia e spalle è alto.
Obiettivi realistici
Per rimanere motivato, mi pongo obiettivi concreti. Non sempre si tratta di velocità o di distanza. A volte il mio obiettivo è migliorare la fluidità della spinta, altre volte è riuscire a mantenere un ritmo costante su un tratto in salita. Correre due volte a settimana significa dare il massimo in ogni uscita, senza rimandare i progressi alla prossima volta.
Le giornate difficili
Non tutti gli allenamenti sono uguali. Ci sono giornate in cui la spinta è fluida, in cui le ruote scorrono leggere sull’asfalto e tutto sembra facile. Altre volte ogni metro è faticoso, e la mente deve lavorare più delle braccia per non mollare. Ma anche queste giornate fanno parte del percorso. Correre è accettare che non sempre si può essere al top, ma che ogni uscita ha il suo valore.
Allenamenti complementari
Per migliorare nella corsa in carrozzina, faccio anche esercizi complementari. Lavoro molto sulla forza delle braccia con pesi leggeri e tante ripetizioni, sulla mobilità delle spalle per evitare contratture e sull’equilibrio del tronco per mantenere una postura corretta. Correre non è solo uscire e spingere: è preparare il corpo a farlo nel modo più efficiente possibile.
Motivazione nei momenti di calo
Ci sono momenti in cui la motivazione cala. È normale. La fatica accumulata, gli impegni quotidiani, il tempo atmosferico: tutto può influire. Ma ogni volta che penso di saltare un allenamento, mi ricordo di come mi sento quando finisco di correre. Quella soddisfazione, quella sensazione di aver fatto qualcosa di buono per me stesso, non ha prezzo.
Il piacere della fine corsa
Alla fine di ogni allenamento, la stanchezza lascia spazio alla soddisfazione. Anche se il percorso non è stato perfetto, so di aver fatto qualcosa che mi aiuta a migliorare. Correre in carrozzina non è solo allenamento fisico: è cura di sé, è un modo per mantenere la mente lucida e il cuore forte.
Valorizzare ogni allenamento
Avere solo due sessioni di corsa a settimana mi ha insegnato a valorizzarle di più. Non posso permettermi di affrontarle con superficialità. Ogni spinta, ogni tratto di strada è un passo verso i miei obiettivi.
Resilienza e corsa
Correre in carrozzina è anche un atto di resilienza. È dire a se stessi che, anche quando le cose si fanno difficili, si può continuare ad andare avanti. Ogni chilometro percorso è una dimostrazione che la forza di volontà può superare tanti limiti.
Guardare avanti
Dopo quello che mi è successo non so se tornerò mai ai livelli di qualche anno fa, ma so che continuerò a correre finché ne avrò la possibilità. Per me correre non è solo sport: è un’affermazione di libertà e di voglia di vivere. Finché avrò la forza di spingere le ruote, la mia corsa non si fermerà.
















