La FIPPS, Federazione Italiana Paralimpica Powerchair Sport, ha deciso di chiudere il rapporto con lo staff della Nazionale italiana di Powerchair Hockey dopo un percorso che ha riportato l’Italia sul podio mondiale. Personalmente faccio molta fatica a considerare questa decisione come il semplice inizio di un nuovo ciclo, perché quando si parla di sport e soprattutto di una Nazionale credo che prima di cambiare sia necessario capire bene che cosa si sta lasciando alle spalle, quali risultati siano stati ottenuti e, soprattutto, quale progetto concreto si voglia costruire per il futuro.
Faccio parte della FIPPS come tesserato dalla fine del 2019 e in questi anni ho avuto modo di osservare il movimento dall’interno, vivendo direttamente molte delle sue dinamiche e conoscendo le difficoltà che società, atleti, tecnici, dirigenti, volontari e famiglie affrontano quotidianamente per permettere al Powerchair Sport italiano di continuare a esistere. Proprio per questa esperienza personale sento di poter esprimere la mia opinione, senza pretendere che debba essere condivisa da tutti, ma con la convinzione che appartenere a una Federazione significhi anche avere il diritto di interrogarsi sulle sue decisioni e sulla direzione che intende prendere.
Rispetto la decisione della FIPPS, perché una Federazione ha naturalmente la responsabilità di scegliere la propria strada, ma rispettare una decisione non significa necessariamente condividerla. In questo caso non la condivido e, soprattutto, faccio fatica a comprenderne le ragioni sportive, considerando il percorso compiuto dalla Nazionale e il risultato ottenuto nell’ultimo Campionato del Mondo.
FIPPS e una Nazionale che ha dimostrato il proprio valore sul campo
Per comprendere le mie perplessità credo sia necessario partire dai risultati, perché nello sport i numeri non possono essere l’unico elemento di valutazione, ma sicuramente rappresentano una parte fondamentale del giudizio sul lavoro svolto. Nel 2018 l’Italia ha conquistato uno storico Campionato del Mondo, vincendo la finale contro la Danimarca ai rigori e raggiungendo quello che ancora oggi rappresenta uno dei momenti più importanti della storia del Powerchair Hockey italiano.
Da quel Mondiale sono trascorsi diversi anni e naturalmente il movimento è cambiato, così come sono cambiati gli atleti, gli equilibri internazionali e gli staff tecnici. La Nazionale ha vissuto stagioni differenti, ma quello che non possiamo ignorare è che l’ultimo percorso ha portato prima a un quarto posto europeo e successivamente a un Campionato del Mondo nel quale l’Italia è riuscita nuovamente a salire sul podio, conquistando una medaglia di bronzo.
Arrivare terzi a un Campionato del Mondo significa essere tra le migliori Nazionali al mondo e significa avere costruito qualcosa che, pur potendo certamente essere migliorato, ha prodotto un risultato concreto. Proprio per questo mi sarei aspettato che la FIPPS decidesse di continuare quel percorso, permettendo allo staff di lavorare ancora, correggere ciò che non aveva funzionato e provare a trasformare quel terzo posto in qualcosa di ancora più importante nel ciclo successivo.
Invece è stata presa una strada completamente diversa ed è stato deciso di interrompere il rapporto con lo staff. È una decisione che rientra naturalmente nelle competenze federali, ma dal mio punto di vista rappresenta una grande occasione persa, perché interrompere un progetto dopo essere tornati sul podio mondiale significa rinunciare anche a una parte importante del lavoro, dell’esperienza e della conoscenza degli atleti costruiti nel corso degli anni.
Un terzo posto mondiale avrebbe meritato continuità
Non penso che nello sport un allenatore o uno staff debbano essere confermati per sempre semplicemente perché hanno ottenuto un buon risultato, ma credo che sia necessario valutare il percorso nella sua interezza e capire se esistano realmente le condizioni per continuare a crescere insieme, soprattutto quando il risultato più recente dimostra che la squadra è ancora competitiva a livello internazionale.
Il lavoro dello staff di una Nazionale non può essere valutato esclusivamente guardando il risultato finale di una singola partita, perché dietro un Campionato Europeo o un Mondiale ci sono mesi e anni di preparazione, raduni, convocazioni, valutazioni tecniche, rapporti con le società, conoscenza degli atleti e costruzione degli equilibri all’interno del gruppo. Tutto questo patrimonio non si costruisce in poche settimane e, quando viene interrotto un ciclo, inevitabilmente una parte di quel lavoro deve essere ricostruita.
Per questo considero quello appena concluso uno dei migliori staff che la Nazionale italiana abbia avuto negli ultimi anni. Dopo il quarto posto europeo è riuscito a riportare l’Italia sul podio mondiale e questo, secondo me, avrebbe dovuto rappresentare una base sulla quale continuare a lavorare, non il momento nel quale interrompere il percorso.
La domanda che mi faccio è quindi molto semplice nella sostanza, anche se probabilmente la risposta è molto più complessa: se un terzo posto mondiale non è sufficiente per meritare continuità, quali sono esattamente i risultati e gli obiettivi che la FIPPS considera necessari per confermare un progetto tecnico?
Le candidature aperte dalla FIPPS e le domande sulla progettazione
A rendere questa situazione ancora più difficile da comprendere è ciò che è accaduto immediatamente dopo la decisione di interrompere il rapporto con lo staff. La FIPPS ha infatti pubblicato sul proprio sito un avviso per raccogliere le candidature relative alle figure che dovranno comporre il nuovo staff della Nazionale italiana di Powerchair Hockey, tra cui quella del Commissario Tecnico.
Leggendo attentamente l’avviso pubblicato dalla Federazione emerge un elemento che personalmente considero particolarmente interessante, perché al candidato viene richiesto di presentare un progetto tecnico programmatico per il prossimo quadriennio, affrontando temi come gli obiettivi della Nazionale, la metodologia di lavoro, i criteri di selezione degli atleti, il rapporto con le società e le strategie attraverso le quali sviluppare il movimento.
Ed è proprio qui che nasce una delle mie principali perplessità. Una Federazione dovrebbe avere già una propria idea dello sviluppo della Nazionale e del movimento prima ancora di scegliere il Commissario Tecnico, perché il progetto generale non dovrebbe dipendere esclusivamente dalla persona che presenta una candidatura. La FIPPS dovrebbe sapere dove vuole portare il Powerchair Hockey italiano nei prossimi quattro anni, quali obiettivi vuole raggiungere, come vuole coinvolgere le società e quali strumenti intende mettere a disposizione dello staff tecnico.
Successivamente dovrebbe individuare la persona più adatta a realizzare quella visione, confrontando competenze, esperienza e capacità professionali. Se invece si interrompe un progetto che ha appena portato l’Italia sul podio mondiale e subito dopo si chiede ai candidati di presentare la propria idea di sviluppo per il quadriennio successivo, credo sia legittimo chiedersi quale fosse la progettazione federale esistente prima di quella decisione.
La questione dell’inglese nel bando FIPPS
Ho voluto leggere attentamente anche il passaggio relativo alla conoscenza della lingua inglese, perché quando si esprime una critica è importante farlo partendo da ciò che è realmente scritto nei documenti. Nell’avviso della FIPPS la conoscenza dell’inglese per il Commissario Tecnico viene indicata come titolo preferenziale, mentre per la figura del Team Manager viene richiesta un’ottima conoscenza della lingua inglese scritta e parlata.
Non considero sbagliato richiedere competenze linguistiche a chi rappresenta una Nazionale nelle competizioni internazionali, perché è evidente che all’interno dello staff debbano esserci persone in grado di comunicare con organizzatori, arbitri, classificatori e rappresentanti delle Federazioni straniere. Quello che mi interessa capire è quale sia il peso complessivo attribuito a questi requisiti rispetto alla conoscenza del Powerchair Hockey, alla capacità di lavorare con gli atleti e soprattutto ai risultati ottenuti sul campo.
La questione, quindi, non è essere favorevoli o contrari alla conoscenza dell’inglese, perché sarebbe una discussione che sposterebbe l’attenzione dal vero problema. Quello che vorrei capire è quale modello di Nazionale abbia in mente la FIPPS e perché sia stato considerato necessario interrompere un percorso che aveva appena prodotto un terzo posto mondiale.
Siamo una Nazionale italiana, non una semplice squadra di club
Un’altra riflessione riguarda la modalità utilizzata per individuare il futuro Commissario Tecnico. Personalmente mi domando quanto sia opportuno arrivare alla guida tecnica di una Nazionale attraverso una candidatura pubblica e voglio essere molto chiaro su questo punto, perché non sto sostenendo che tale procedura sia illegittima o che non possa essere utilizzata.
Sto ponendo una questione di metodo e soprattutto di progettazione sportiva. Quando penso a una Federazione nazionale mi aspetto una struttura capace di conoscere profondamente il proprio movimento, osservare durante tutta la stagione il lavoro degli allenatori, valutare le competenze disponibili e individuare direttamente i profili ritenuti più adatti a rappresentare il Paese.
Un avviso pubblico può certamente permettere alla FIPPS di valutare più candidature e può anche rappresentare uno strumento di apertura, ma non dovrebbe sostituire la responsabilità della Federazione di avere una propria direzione tecnica. Prima dovrebbe esserci una strategia federale e successivamente dovrebbe essere individuata la persona migliore per realizzarla, perché stiamo parlando della Nazionale italiana e non della ricerca di un allenatore per una qualsiasi squadra di club.
Se la Federazione chiede al futuro Commissario Tecnico di presentare un progetto quadriennale, allora io da tesserato mi chiedo quale sia il progetto quadriennale della stessa FIPPS. È una domanda che considero legittima e alla quale sarebbe importante ricevere una risposta chiara, perché la progettualità di una Federazione non dovrebbe iniziare nel momento in cui arriva un nuovo Commissario Tecnico.
Quello che ho visto personalmente nella FIPPS dal 2019
Essendo tesserato dalla fine del 2019, non sto parlando di una realtà che conosco soltanto attraverso i comunicati pubblicati sul sito o attraverso quello che leggo sui social. In questi anni ho avuto la possibilità di osservare il movimento e di farmi una mia opinione sulla gestione federale, che naturalmente rimane personale ma nasce dall’esperienza vissuta.
La sensazione che ho maturato è che sia mancata troppo spesso una progettualità stabile, capace di guardare oltre il singolo campionato o la singola competizione internazionale. Il Powerchair Hockey italiano ha bisogno di una Federazione che sappia programmare per anni e non soltanto per arrivare al prossimo appuntamento, perché le società affrontano difficoltà enormi nel trovare atleti, volontari, strutture, risorse economiche e persone disponibili a portare avanti quotidianamente questa disciplina.
Proprio per questo credo che la FIPPS dovrebbe rappresentare il punto di riferimento capace di unire il movimento intorno a una direzione precisa. Quando invece le scelte interrompono percorsi che stanno producendo risultati, senza che sia immediatamente comprensibile quale sia l’alternativa progettuale, inevitabilmente nascono domande e credo che chi fa parte di questo movimento abbia tutto il diritto di porle.
Il ruolo della presidenza deve essere anche quello di dare una direzione
In questi anni ho maturato anche una posizione molto critica sul modo in cui viene interpretato il ruolo della presidenza federale. Non farò nomi perché non mi interessa trasformare una riflessione sulla gestione della FIPPS in un attacco personale, ma ritengo necessario parlare della funzione che dovrebbe avere chi guida una Federazione sportiva nazionale.
Secondo la mia visione, un presidente non dovrebbe limitarsi alla rappresentanza istituzionale o alla gestione delle procedure burocratiche necessarie al funzionamento della Federazione. Naturalmente anche questi aspetti sono indispensabili, ma guidare una Federazione significa soprattutto assumersi la responsabilità di indicare una direzione, confrontarsi con il movimento, ascoltare le società e costruire una strategia sportiva riconoscibile nel tempo.
Da tesserato, questa leadership faccio fatica a riconoscerla e lo dico con rispetto ma anche con chiarezza. In questi anni ho avuto spesso la sensazione di una presidenza maggiormente riconoscibile negli aspetti formali e amministrativi rispetto alla costruzione di una visione sportiva capace di accompagnare il Powerchair Sport italiano verso il futuro.
Non sto mettendo in discussione una persona, ma un metodo di gestione che, secondo la mia esperienza, dovrebbe essere molto più presente sul piano della progettazione sportiva. Una Federazione nazionale ha bisogno di una presidenza che sappia assumersi pubblicamente la responsabilità delle scelte, spiegare al movimento perché viene intrapresa una determinata strada e soprattutto indicare chiaramente quale sia l’obiettivo che si vuole raggiungere negli anni successivi.
Anche la comunicazione della FIPPS racconta un problema di progettualità
C’è poi un altro aspetto che considero importante e che riguarda il modo in cui la FIPPS utilizza i propri canali ufficiali, perché oggi il sito internet e le pagine social di una Federazione non dovrebbero essere semplicemente una bacheca nella quale pubblicare comunicati, convocazioni, risultati o informazioni istituzionali. Dovrebbero rappresentare uno degli strumenti principali attraverso i quali raccontare il movimento, far conoscere le discipline e soprattutto avvicinare nuovi atleti e nuove atlete al Powerchair Hockey e al Powerchair Football.
Quando guardo le pagine social della FIPPS e il sito federale, però, faccio molta fatica a trovare un racconto continuo della vita delle società affiliate. La comunicazione che vedo è concentrata soprattutto sulle attività delle due Nazionali, quella di Powerchair Hockey e quella di Powerchair Football, sui loro raduni e sugli appuntamenti che le riguardano, oltre ai doverosi ricordi dedicati alle persone del nostro movimento che purtroppo non ci sono più.
Sono contenuti che hanno certamente il loro valore ed è giusto che trovino spazio sui canali ufficiali, ma una Federazione, secondo me, dovrebbe raccontare molto di più tutto quello che esiste intorno alle Nazionali. Se vogliamo veramente trovare nuovi atleti e nuove atlete, dobbiamo far vedere cosa succede nelle società, perché una persona non entra direttamente in Nazionale ma comincia quasi sempre conoscendo una realtà del proprio territorio.
Il movimento nasce ogni settimana dentro le associazioni e le società affiliate, nelle palestre dove ci si allena, nelle iniziative organizzate sul territorio, nelle scuole nelle quali si prova a far conoscere queste discipline, nelle manifestazioni, negli incontri con le famiglie e in tutte quelle attività che permettono al Powerchair Sport di continuare a vivere. Sono proprio queste realtà che cercano nuovi ragazzi e nuove ragazze, che affrontano quotidianamente le difficoltà organizzative ed economiche e che rappresentano il primo punto di contatto per una persona con disabilità che potrebbe avvicinarsi al Powerchair Hockey o al Powerchair Football.
Personalmente vorrei vedere una FIPPS capace di utilizzare i propri canali per raccontare anche queste storie, andando periodicamente a conoscere le società affiliate, presentando quello che fanno durante l’anno e dando spazio ai loro progetti. Sarebbe importante raccontare come nasce una squadra, come si svolge un allenamento, quali attività vengono organizzate sul territorio e soprattutto mostrare a un ragazzo o a una ragazza con disabilità che da qualche parte esiste una società nella quale potrebbe iniziare a praticare uno di questi sport.
Senza le società affiliate non esisterebbero nemmeno le Nazionali
Questo, secondo me, dovrebbe essere uno dei compiti di una Federazione che vuole realmente far crescere il proprio movimento, perché se sui canali nazionali raccontiamo quasi esclusivamente ciò che accade quando gli atleti arrivano in Nazionale rischiamo di mostrare soltanto la parte finale di un percorso, dimenticandoci completamente di raccontare da dove quel percorso comincia.
Senza le società affiliate non esisterebbero i campionati, non ci sarebbero gli atleti da osservare e convocare e, di conseguenza, non esisterebbero nemmeno le Nazionali. Per questo considero importante che il lavoro delle associazioni venga valorizzato maggiormente anche attraverso i canali ufficiali della FIPPS, non come favore concesso a qualcuno, ma come parte di una strategia complessiva di crescita del movimento.
C’è inoltre un aspetto che ritengo giusto ricordare quando si parla del rapporto tra Federazione e società. Essere affiliati alla FIPPS e partecipare alle attività federali comporta per le società il pagamento delle quote previste, così come la partecipazione alle competizioni ufficiali, tra Campionato, Coppa Italia e Supercoppa, comporta impegni organizzativi ed economici che ogni società deve affrontare.
Non sto dicendo che il pagamento di una quota debba automaticamente garantire uno spazio sui social o sul sito della Federazione, perché non è questo il punto. Sto dicendo che le società affiliate contribuiscono concretamente alla vita della Federazione e del movimento, investendo non soltanto denaro ma soprattutto tempo, energie e lavoro volontario, e credo quindi che sia normale aspettarsi che la FIPPS utilizzi anche i propri strumenti di comunicazione per valorizzare ciò che queste realtà fanno durante tutto l’anno.
Raccontare le società significa anche aiutare la Federazione stessa, perché un ragazzo o una ragazza con disabilità che vede sui social una squadra del proprio territorio può decidere di contattarla, andare a vedere un allenamento e magari iniziare a praticare questo sport. Questo dovrebbe essere uno degli obiettivi principali della comunicazione federale, perché senza nuovi atleti e nuove atlete qualsiasi discussione sul futuro delle Nazionali rischia prima o poi di diventare inutile.
Le voci sul futuro e la necessità di massima trasparenza
Nel panorama del Powerchair Hockey italiano circolano già da tempo alcune voci relative alla possibile futura guida tecnica della Nazionale. Non voglio fare nomi e soprattutto non voglio trasformare una voce in un fatto, perché non sarebbe corretto nei confronti delle persone coinvolte e della stessa Federazione.
Proprio per questo considero fondamentale che la procedura avviata dalla FIPPS sia completamente trasparente e che tutti i candidati vengano realmente valutati sulla base delle competenze, dell’esperienza e del progetto presentato.
Se alla conclusione della procedura dovesse essere scelta una figura il cui nome circolava già nel movimento prima ancora dell’apertura ufficiale delle candidature, sarà inevitabile che qualcuno si faccia delle domande. Questo non significherebbe automaticamente che la decisione fosse stata presa in precedenza, ma renderebbe ancora più importante spiegare con chiarezza quali criteri abbiano determinato la scelta finale e quale progetto abbia convinto la Federazione.
Quando si parla della Nazionale italiana credo che la trasparenza debba essere massima, proprio perché quella maglia rappresenta tutto il movimento e non soltanto chi, in un determinato momento, ricopre un incarico federale.
Il mio grazie allo staff e una domanda sul futuro della FIPPS
In mezzo a tutte queste domande rimane comunque una certezza personale, perché credo che allo staff che ha guidato la Nazionale in questo ciclo debba essere riconosciuto il lavoro svolto. Un quarto posto europeo può essere considerato un risultato che lascia amarezza, soprattutto quando si arriva vicini a una medaglia, ma tornare successivamente a un Campionato del Mondo e conquistare il bronzo dimostra che quel gruppo tecnico è stato capace di continuare a lavorare e di riportare l’Italia tra le migliori Nazionali.
Per questo considero la decisione della FIPPS una grande occasione persa. Avrei preferito vedere quello staff continuare il proprio lavoro per un altro ciclo, con la possibilità di correggere gli errori, valorizzare ulteriormente gli atleti e provare ad avvicinare ancora di più l’Italia alle Nazionali che oggi rappresentano il riferimento internazionale.
Non so se il nuovo percorso porterà risultati migliori e nessuno oggi può saperlo. Potrebbe anche accadere che la FIPPS abbia ragione e che tra qualche anno questa scelta venga ricordata come l’inizio di una fase importante per il Powerchair Hockey italiano, ma questo potrà essere dimostrato soltanto attraverso i fatti.
Da parte mia continuerò a guardare quello che accade con l’attenzione di una persona che fa parte di questa Federazione dalla fine del 2019 e che vorrebbe vedere una progettazione stabile, una direzione sportiva riconoscibile, una maggiore capacità di ascoltare e valorizzare le società e una comunicazione capace di raccontare tutto il movimento, non soltanto ciò che accade intorno alle Nazionali.
Rispetto le decisioni della FIPPS, ma continuo a pensare che rispettare una decisione non significhi rinunciare al diritto di criticarla. Quando una Nazionale arriva terza a un Campionato del Mondo e successivamente viene interrotto il rapporto con lo staff che l’ha accompagnata fino a quel risultato, credo sia normale chiedere spiegazioni e soprattutto chiedere quale sia il progetto successivo.
Per me questa rimane la fine di un ciclo che avrebbe meritato di continuare e che avrebbe potuto rappresentare la base sulla quale costruire qualcosa di ancora più importante. Adesso sarà la FIPPS a dover dimostrare, attraverso le proprie scelte, la valorizzazione delle società, la crescita del movimento e soprattutto i risultati dei prossimi anni, che interrompere quel percorso sia stato davvero necessario e che dietro questa decisione esista quella progettualità a lungo termine che, personalmente, dalla fine del 2019 a oggi ho fatto molta fatica a vedere.

















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