Fiammaparalimpica: il potente simbolo della mia rinascita sportiva

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fiammaParalimpica
Il 27 febbraio ho portato la fiammaParalimpica con la mia carrozzina elettrica: un percorso di 300 metri che chiude un ciclo e racconta la mia storia.

Il 27 febbraio non è stato solo un evento pubblico. È stato il giorno in cui ho portato la fiammaParalimpica nella città che quasi otto anni fa mi aveva accolto senza che io sapessi nemmeno come tornare a casa.

Quando sono arrivato a Bolzano ero spaesato. Non conoscevo le strade, non conoscevo i quartieri, non conoscevo le persone. Muoversi in carrozzina in una città nuova significa osservare ogni dettaglio: le pendenze, le rampe, i marciapiedi, gli incroci. Non guardi solo dove stai andando. Guardi se puoi arrivarci.

Non avrei mai immaginato che un giorno avrei percorso quelle stesse strade con la mia carrozzina elettrica, accompagnando la fiammaParalimpica davanti agli occhi della mia città.

Quando Bolzano era solo una città sconosciuta

Ricordo perfettamente i primi mesi. Ogni uscita era una piccola sfida. Dovevo imparare tutto da capo. Anche il tragitto più semplice richiedeva attenzione.

Non avevo ancora un ruolo. Non avevo ancora una rete. Ero semplicemente una persona nuova che cercava di trovare il proprio spazio.

Mi chiedevo spesso se sarei riuscito a costruire qualcosa qui. Se sarei diventato parte di questa comunità o se sarei rimasto un volto di passaggio.

Con il tempo ho iniziato a mettere radici. Attraverso lo sport, attraverso le relazioni, attraverso l’impegno quotidiano.

E proprio per questo la fiammaParalimpica, il 27 febbraio, ha avuto un significato così profondo.

La chiamata per portare la fiammaParalimpica

Quando il presidente del Comitato Italiano Paralimpico di Bolzano mi ha chiamato per dirmi che ero stato scelto come tedoforo, ho capito che qualcosa si era chiuso.

La fiammaParalimpica non è solo una torcia accesa. È un simbolo che rappresenta lo sport paralimpico, ma anche responsabilità, impegno e presenza.

Non ho mai fatto nulla per cercare visibilità. Ho semplicemente vissuto lo sport come parte integrante della mia vita. Ho rappresentato la disabilità senza nasconderla. Ho scelto di esserci.

Sapere che la città aveva pensato a me per portare la fiammaParalimpica mi ha fatto sentire visto. Non celebrato. Visto.

E per chi parte da zero, questo conta.

300 metri con la mia carrozzina elettrica

Il giorno della staffetta ho percorso 300 metri con la mia carrozzina elettrica.

Non tenevo la torcia tra le mani, perché le mie mani oggi non riescono più a fare quello che facevano prima. Le braccia hanno dato tanto in questi anni. Hanno spinto, hanno retto, hanno sopportato chilometri e sacrifici. Oggi sono diverse. Più fragili. Più lente.

Accettarlo non è stato semplice.

Ma quel giorno non era una gara. Non era una prova di forza. Era un momento simbolico.

Ogni metro era un ricordo. Gli allenamenti sotto la pioggia. Le partite con i Tigers Bolzano. Le riunioni in Consulta. Le difficoltà superate. Le delusioni. Le ripartenze.

La fiammaParalimpica, in quei 300 metri, era il filo che univa tutto questo.

Lo sport, il corpo che cambia e un ciclo che si chiude

Lo sport mi ha costruito. Mi ha dato disciplina, identità, struttura.

Ho chiesto al mio corpo più di quello che forse poteva dare. Ho spinto la carrozzina fino al limite. Ho creduto nella fatica come strumento di crescita.

Oggi sento che un ciclo sportivo importante si sta chiudendo. Non con rabbia. Con consapevolezza.

Le mani non hanno più la stessa presa. Le braccia non hanno più la stessa forza. Il corpo cambia. E bisogna avere il coraggio di dirlo.

Portare la fiammaParalimpica in questo momento della mia vita è stato come mettere un punto. Non una fine. Una chiusura consapevole.

Una dedica che va oltre me

Questa fiammaParalimpica non è solo mia.

La dedico ai Tigers Bolzano, la squadra di hockey in carrozzina che rappresento come presidente. Ogni allenamento, ogni partita, ogni sacrificio condiviso ha costruito una parte della mia identità.

La dedico alla Consulta per la Disabilità del Comune di Bolzano che rappresento. Perché l’impegno non è solo sportivo. È anche civile, istituzionale, quotidiano.

La dedico alla mia famiglia. Sempre presente. Sempre al mio fianco, anche quando il corpo faceva male e la testa era stanca.

E la dedico a Patrizia. Perché mi ha aiutato a cambiare prospettiva. A non fermarmi alla rabbia. A capire che la forza non è solo muscolare, ma mentale.

La mia Psicologa: la mia ancora di salvezza

C’è una dedica che per me è fondamentale.

La fiammaParalimpica la dedico anche alla mia Psicologa.

Da quattro anni non mi ha mai lasciato solo nei momenti peggiori della mia vita. Non mi vergogno a dirlo. Ci sono stati periodi bui. Periodi in cui il peso era troppo.

La mia Psicologa è stata la mia ancora di salvezza.

Mi ha aiutato a rimettere ordine. Mi ha aiutato a guardare in faccia le mie fragilità. Mi ha insegnato che chiedere aiuto non è debolezza.

Senza quel percorso interiore, quel 27 febbraio avrebbe avuto un significato diverso.

Bolzano e la restituzione

Quando sono arrivato qui non sapevo cosa aspettarmi.

Oggi posso dire che questa città mi ha restituito tutto. Non con un premio, ma con un gesto simbolico.

Essere scelto per portare la fiammaParalimpica è stato un riconoscimento silenzioso.

È stato come sentirmi dire: hai fatto parte di questa storia.

Quando la fiammaParalimpica si è spenta

Quando la fiammaParalimpica si è accesa ho sentito un’emozione forte.

Quando si è spenta ho sentito consapevolezza.

Un ciclo si sta chiudendo. Il corpo cambia. Le energie non sono infinite.

Ma quello che ho costruito resta.

Quei 300 metri non sono stati solo un percorso. Sono stati la sintesi di otto anni.

La fiammaParalimpica si è spenta alla fine del tragitto. Ma dentro di me resta accesa una cosa: gratitudine.

Grazie Bolzano.
Grazie per avermi accolto quando ero spaesato.
Grazie per avermi messo alla prova.
Grazie per avermi restituito tutto con gli interessi.

E grazie alla fiammaParalimpica, che per me non è stata solo una torcia, ma il simbolo di un percorso vissuto fino in fondo.

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