Corsa in carrozzina: il mio nuovo cammino con Ivan Girardo, senza dimenticare ciò che mi ha insegnato nonna Monica

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Corsa in carrozzina
Inizio un nuovo percorso nella corsa in carrozzina con Ivan Girardo, tecnico FIDAL di Bolzano, portando con me la forza, i sacrifici e gli insegnamenti di nonna Monica.

Ci sono momenti nella vita in cui senti che qualcosa dentro di te sta cambiando, anche se fuori apparentemente sembra tutto uguale. Continui a vivere le tue giornate, continui a lavorare, continui ad allenarti, continui a portare avanti i tuoi impegni, ma nel silenzio dei tuoi pensieri inizi a capire che il cuore ti sta chiedendo qualcosa di diverso. Non ti sta chiedendo di fermarti, e nemmeno di cambiare strada, ma ti sta chiedendo di avere il coraggio di alzare ancora una volta l’asticella, di guardare avanti con occhi nuovi e di credere che, nonostante tutto quello che hai già vissuto, il meglio potrebbe non essere ancora arrivato.

Negli ultimi anni la corsa in carrozzina è stata molto più di uno sport. È stata una compagna di viaggio nei momenti più belli, ma soprattutto in quelli più difficili. È stata presente quando avevo bisogno di sfogare la rabbia, quando cercavo risposte che non trovavo da nessuna parte, quando il dolore fisico si mescolava con quello interiore e l’unico modo per sentirmi libero era mettere le mani sulle ruote e lasciare che la strada parlasse per me.

Ogni gara affrontata, ogni allenamento fatto con il freddo, sotto la pioggia o con il sole che spaccava l’asfalto, ogni linea di partenza raggiunta dopo settimane di sacrifici, ogni arrivo conquistato con le braccia che bruciavano e il cuore che sembrava uscire dal petto, ha lasciato dentro di me qualcosa che nessuno potrà mai togliermi. Ma chi vive davvero la corsa in carrozzina sa bene che, a un certo punto del proprio percorso, arriva un momento preciso in cui devi guardarti dentro con sincerità e chiederti se stai ancora inseguendo i tuoi sogni con la stessa fame di prima, oppure se stai semplicemente andando avanti per abitudine.

Io questa domanda me la sono fatta.

Me la sono fatta nei giorni in cui il fisico sembrava rispondere meno di quanto volessi. Me la sono fatta nei momenti in cui gli infortuni mi hanno obbligato a rallentare. Me la sono fatta quando, dopo tanti chilometri e tante gare, sentivo che dentro di me la voglia di competere non era finita, ma aveva bisogno di una nuova direzione.

Ed è proprio da questa consapevolezza che nasce questo nuovo capitolo della mia vita sportiva.

Quando vuoi crescere davvero, devi avere il coraggio di cambiare

Nello sport, come nella vita, ci sono persone che si accontentano di restare dove sono e persone che invece, anche dopo aver già fatto tanto, sentono il bisogno di mettersi ancora in discussione.

Io appartengo alla seconda categoria.

Non perché non sia orgoglioso del percorso fatto fino a oggi, anzi. Se ripenso alle maratone, alle mezze maratone, ai chilometri percorsi con il dolore alle spalle, alle gare affrontate quando forse nessuno avrebbe scommesso su di me, sento dentro un orgoglio che faccio fatica a spiegare.

Ma proprio perché so cosa significa arrivare al limite, proprio perché conosco il sapore della fatica vera, sentivo che per fare un ulteriore salto di qualità nella corsa in carrozzina non bastava più soltanto la forza di volontà.

Serviva metodo.

Serviva programmazione.

Serviva una guida tecnica capace di vedere in me non soltanto quello che sono oggi, ma quello che posso diventare domani.

Ed è qui che entra nella mia storia una persona che da oggi farà parte del mio percorso.

Ivan Girardo, un incontro che arriva nel momento giusto

Oggi voglio presentarvi Ivan Girardo, bolzanino, tecnico e istruttore FIDAL, una persona che fin dal primo incontro mi ha trasmesso qualcosa che nel mondo dello sport non sempre è facile trovare: autenticità.

Quando ci siamo parlati per la prima volta, non mi ha chiesto subito quanto faccio sui dieci chilometri, non mi ha chiesto i tempi, non mi ha chiesto quante gare ho fatto.

Mi ha chiesto chi sono.

Mi ha chiesto cosa mi spinge ancora oggi a continuare.

Mi ha chiesto quali ferite porto dentro.

Mi ha chiesto cosa cerco davvero da questo sport.

E in quelle domande ho capito subito che non avevo davanti soltanto un preparatore, ma una persona capace di ascoltare prima ancora di insegnare.

Gli ho raccontato il mio percorso, le gare, gli infortuni, le delusioni, i momenti in cui sembrava più semplice fermarsi e quelli in cui, invece, qualcosa dentro di me mi obbligava a continuare.

Gli ho raccontato cosa rappresenta per me la corsa in carrozzina, e mentre parlavo sentivo che dall’altra parte c’era qualcuno che non vedeva una carrozzina, ma vedeva un atleta.

E per chi vive con una disabilità, questa differenza vale tantissimo.

Dietro la corsa in carrozzina c’è molto più di quello che si vede

Molte persone guardano una gara e vedono il pettorale, vedono il cronometro, vedono il traguardo.

Ma quasi nessuno vede davvero tutto quello che c’è dietro.

Dietro la corsa in carrozzina ci sono giornate in cui ti alleni anche quando il corpo non vorrebbe.

Ci sono momenti in cui senti la schiena pesante, le spalle rigide, le braccia dure, eppure scegli comunque di uscire.

Ci sono allenamenti in cui la strada sembra infinita e altri in cui la testa deve fare molto più del fisico.

Ci sono giornate in cui nessuno ti applaude, nessuno ti vede, nessuno sa cosa stai facendo, ma tu sei lì, da solo, con il rumore delle ruote sull’asfalto e con una voce dentro che continua a ripeterti di non mollare.

Questa è la vera corsa in carrozzina.

E oggi sento che, con Ivan al mio fianco, tutto questo potrà trasformarsi in qualcosa di ancora più grande.

Quello che mi ha insegnato nonna Monica continua a vivere dentro ogni spinta

Se oggi continuo a credere in me stesso, se oggi continuo a cercare nuovi obiettivi, se oggi dopo tutto quello che ho passato ho ancora il coraggio di ripartire, una parte enorme di questo la devo a una persona che continua a vivere dentro ogni mio chilometro: A nonna Monica.

Lei non mi ha insegnato lo sport.

Lei mi ha insegnato il sacrificio per questo sport

Mi ha insegnato che le persone forti non sono quelle che non cadono mai, ma quelle che, anche quando cadono, trovano sempre un motivo per rialzarsi.

Mi ha insegnato che non bisogna mai permettere a nessuno di dirti fin dove puoi arrivare.

Mi ha insegnato che la dignità vale più di qualsiasi vittoria.

E ogni volta che metto le mani sulle ruote, ogni volta che inizio un allenamento, ogni volta che sento il dolore arrivare e il corpo chiedermi di rallentare, io sento ancora quella voce dentro di me.

Sento ancora i suoi insegnamenti.

Sento ancora quella forza silenziosa che mi ha trasmesso.

Dentro la mia corsa in carrozzina non ci sono soltanto i chilometri, le gare o i cronometri.

Dentro la mia corsa in carrozzina ci sono le persone che mi hanno costruito.

Ci sono le cicatrici.

Ci sono le lacrime.

Ci sono i silenzi.

Ci sono i giorni in cui nessuno credeva in me.

E ci sono anche le persone che, invece, hanno continuato a farlo sempre.

Oggi inizia un nuovo capitolo

Scegliere Ivan Girardo oggi significa scegliere di credere ancora una volta che il lavoro, la dedizione e il cuore possano portarti più lontano di quanto immagini.

So che non sarà un percorso semplice.

So che ci saranno giorni duri.

So che ci saranno allenamenti in cui il corpo farà male e la testa dovrà essere più forte della fatica.

Ma so anche che oggi non sto ripartendo da zero.

Sto ripartendo con tutto quello che ho vissuto.

Sto ripartendo con l’esperienza di anni di corsa in carrozzina, con le ferite che mi hanno reso più forte, con la voglia di dimostrare ancora qualcosa a me stesso, e soprattutto con tutto quello che nonna Monica mi ha lasciato dentro.

Perché ci sono persone che non smettono mai di accompagnarti, anche quando non puoi più stringere la loro mano.

E ci sono insegnamenti che diventano parte di te per sempre.

Oggi comincia un nuovo viaggio.

E questa volta, ancora più di prima, so esattamente da dove arriva la mia forza.

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